Per chiamarti libertà

Place de la Bastille è un luogo che prende il nome da un momento in cui il popolo francese, nel 1789, affermò il bisogno di libertà.

Non è una piazza particolarmente bella ma neanche particolarmente brutta. Non è orrenda come Piazzale Loreto – altro luogo-simbolo della Storia, quella italiana – ma non ha una spiccata personalità architettonica, perché la Bastiglia vera fu abbattuta da Luigi XIV; eppure è un vero e proprio crocevia di persone, café, luoghi che pulsano di vita. È piuttosto vicina a Place des Vosges, quella sì incantevole e accogliente; pullula di studi di architetti – ci lavorava un mio caro amico italiano – e di redazioni di giornali. Lì ho mosso i miei primi passi come giornalista, mi dichiaravo giornalista “europea” senza ben sapere che cosa volesse dire, se non il fatto che avevo un erasmus alle spalle e che potevo decidere cosa fare nella vita e dove vivere, ovunque in Europa.

A Place de la Bastille c’è il Café de l’Industrie dove pranzavo spesso, ho fatto infinite chiacchiere nei café pigri e lenti come in una piazza del sud Italia, e poi c’è la sede di uno studio di teatro danza tra i miei più amati, quello di Philippe Genty. Ricordo anche gay pride che prendevano come punto di arrivo proprio questa piazza. Ricordo la luce calda che qui arrivava prepotente alle dieci del mattino.
Anche noi facevamo una riunione di redazione il mercoledì alle dieci, Rue des Tournelles poi, dove c’era la redazione del giornale in cui lavoravo, è una strada parallela a quella di Charlie Hebdo. A quanto pare, se lavori in un settimanale – un hebdomadaire, appunto – è il giorno deputato a fare il punto della situazione, specie se si esce il venerdì o il giovedì.

Il fatto che in questo posto, simbolo della libertà francese, simbolo di estrema libertà di stampa, simbolo anche della mia, di libertà, sia stato teatro di questi terribili eventi, per me è una ferita doppia, che mi scalfisce non solo perché vicina e perché l’ho vissuta, ma perché colpisce il cuore della dignità civile di tutti, cattolici, ebrei, musulmani, atei, gay, etero, europei, francesi, italiani, africani.

2015/01/img_0741-0.jpg
(Foto: Michela Zanotti, 2006)

Annunci

Trieste, si spengono le luci: tempi duri per i nottambuli

[Prendete e votatene tutti: l’originale è qui]

Trieste, Piazza Cavana: vita notturna a rischio (Foto: Roberto Lisjak)
Trieste, finis terrae dell’Europa occidentale, porta d’oriente che si apre sui Balcani. Indubbiamente una delle città più affascinanti d’Italia, ma anche la prima per la qualità della vita, secondo il quotidiano Il Sole 24 Ore. Nonostante ciò, le luci notturne del capoluogo del Friuli Venezia Giulia rischiano di spegnersi. Ma non è ancora detta l’ultima parola.

INCHIESTA

di Anna Castellari @

Trieste, città più vivibile d’Italia? Sì, stando alla classifica annuale de Il Sole 24 Ore. No, se diamo ascolto alle voci dei cittadini del centro giuliano, riuniti nel comitato “Trieste Vivibile”. Comitato che ha un blog, con un unico post datato 2008. E non un recapito, né un indirizzo e-mail, né un nome di un responsabile. A Trieste, chi vive la notte sa chi c’è dietro al comitato: è Marina Della Torre, proprietaria di una merceria nell’affascinante quartiere di Cavana, dietro la famosa Piazza Unità. Che l’anno scorso ha intrapreso una battaglia a base di accuse verso alcune associazioni e locali del centro della città alabardata. La colpa? Troppo rumore, non si può dormire.

Una realtà associazionistica importante

Leggi su cafebabel.com gli articoli sulla vita notturna in Europa

Ma oltre che contro i rumori, il comitato “Trieste Vivibile” si scagliava anche contro una realtà associazionistica forte e molto importante per il quartiere di Cavana, che fino ai primi anni Duemila era un quartiere considerato pericoloso e malfamato. «L’associazione culturale Etnoblog – mi spiega il suo presidente, Paolo Rizzi – è una Onlus che, fra le varie attività, gestiva Colors, progetto editoriale per immigrati, divulgato sui media locali; al suo interno opera la cooperativa sociale On Stage, che si occupa di allestimento palchi sia per il club musicale, che fino allo scorso anno si trovava in centro città, sia per esterni, e che gestisce, tra le altre cose, il progetto Overnight, che include un servizio bus notturno per ragazzi sotto i trent’anni, e un progetto di reinserimento dei carcerati nella società».

Piazza dell'Unità a Trieste

Piazza dell’Unità a Trieste | La piazza più importante della città

C’è dunque tutto un mondo dietro quello che i cittadini di “Trieste Vivibile” additavano come rumoroso locale notturno di giovani buontemponi. L’associazione, dopo varie denunce e salatissime multe della questura, lo scorso anno si è dovuta trasferire più lontano dal centro, sulle rive – il lungomare triestino. «C’è stato accanimento da parte della polizia – continua Rizzi – ed è un peccato non essere più in centro, anche se gli uffici sono rimasti dov’erano. Il centro riusciva a riunire in modo non ghettizzante vari tipi di persone, dal freak al “fighetto”. Ma non potevamo rischiare una chiusura definitiva e così ci siamo trasferiti: chiudere avrebbe comportato la perdita del posto di lavoro per troppe persone e famiglie».

Un piano ben preciso…

L’altro club “incriminato” è il Tetris, che l’anno scorso ha subito una multa di 3.000 euro dalla Questura. L’accusa? Essere un locale notturno “mascherato” da associazione culturale. «Ma fino ad ora, le prove che questo fosse vero non sono mai emerse» dice Andrea Rodriguez, direttore artistico dell’associazione, tra i fondatori del club. «Altri problemi, comunque, dopo l’anno scorso non ne abbiamo avuti. Noi continuiamo ad andare avanti, a offrire musica e intrattenimento giovanile».

Un'altra veduta di Piazza dell'Unità

Un’altra veduta di Piazza dell’Unità | Trieste

Ma non ci sono soltanto le associazioni in centro a rischio chiusura. Racconta Luca, trent’anni, ingegnere, a proposito di alcuni bar della più periferica e popolare San Giacomo: «C’è stato un momento, un po’ di mesi fa, in cui io e un amico seriamente pensavamo ad un piano ben preciso ordito dalle autorità per chiudere tutti i locali notturni in periferia, e per dirottare la clientela verso i locali ben più chiccosi del centro e togliere così dalla strada i “relitti” umani che invece noi frequentavamo con assiduo piacere. Mi riferisco in particolare alla chiusura dell’Angelo Blu, Famous British Beer, vicini a piazza Sansovino. Sempre lì è stato chiuso anche il meraviglioso Caffè Italia, per farci un supermercato o un parcheggio che non si è ancora visto, invece di preservarlo come caffè storico. Quando entravi era come tornare indietro, agli anni Cinquanta». dell’ex-trapezista Bruno e del

Trieste: viva o vivibile?

Molte associazioni si sono riunite in un comitato di nome “Trieste Viva”, in contrapposizione a “Trieste Vivibile”, il cui manifesto, citato sul seguitissimo gruppo su Facebook, la dice lunga: «Scompaiono le vecchie e pretestuose contrapposizioni: non c’è nessuno scontro “giovani contro anziani”, è un’invenzione creata ad arte per tenere in vita un modello di vita ben preciso, e cioè quello di un progressivo adeguamento dell’individuo a logiche commerciali che pretendono di regolare ogni aspetto dell’esistenza. Come se l’urgenza di esprimere se stessi, gli slanci dell’anima, fossero aspetti che con il passare degli anni andassero messi da parte per far posto unicamente ad una dimensione lavorativa nella quale si produce e poi ci si riposa». Insomma: di fronte ai pochi che vogliono spegnere la notte triestina, ci sono tantissimi cittadini attivi che, ci si può scommettere, la riaccenderanno.

Foto: Roberto Lisjak

di Anna Castellari @

[Fonte: www.cafebabel.com]

Ilaria La Commare. Poesie in movimento

Ilaria, trent’anni, è mancata la settimana scorsa in un impeto di disperazione, lasciando, così, i suoi cari nel dolore. La sua vita è stata all’insegna dell’attivismo, che si è esplicitato soprattutto attraverso il giornalismo d’inchiesta. Ma Ilaria La Commare non era una semplice giornalista. Era anche raffinata scrittrice, e in particolare poetessa.

Nelle sue liriche s’intravvedeva una vena nostalgica verso la sua terra, la Sicilia. Terra che chiunque riesce ad amare semplicemente leggendo i suoi versi. Colori, presenze marittime, luci, suoni, e silenzi. Quei silenzi, graficamente espressi tramite gli spazi che lasciava – di proposito – all’inizio di alcuni versi, quelli più significativi. Le sue “acque di sale/          nel sole”, allitterazioni luminose, rinviavano all’infanzia, alla ricerca di una felicità solenne e al tempo stesso semplice. Preponderante la presenza di verbi coniugati al futuro, a proiettarsi nel domani vivendo l’oggi come ingombrante fardello. Un domani costellato di nostalgia, di passato che ritorna.
Le rendiamo omaggio con Grani di tiglio, con i suoi giochi di parole che ritornavano anche nella prosa, una prosa a tratti poetica, vulcanica, originale.

Grani di Tiglio

Grani di tiglio
Intesseremo le nostre estati
Cantando in terrazze di isole
Sfiorando le acque di sale

nel sole

Bruceremo in silenzi
nel giorno che batte
Giocando con dolci di acque
sotto le lenzuola dei fili
Sentiremo la vena
Vivendo le voci

Di piazze di pietra

Tappeti di tiglio

il suo sito web.

Anna Castellari

Articolo pubblicato originariamente su poetry.cafebabel.com

Tutti pazzi per l’euro, anche i falsari

Una commissione parlamentare studiata ad hoc per i Problemi economici e monetari, ECON, ha votato il mese scorso, una mozione per il divieto di fabbricazione di valute false.

ATTUALITA’

DI ANNA CASTELLARI

04/12/08

Una commissione parlamentare studiata ad hoc per i Problemi economici e monetari,ECON, ha votato il mese scorso, una mozione per il divieto di fabbricazione di valute false. E il deputato irlandese del gruppo Unione per l’Europa delle nazioni”, Eoin Ryan (Fianna Fáil Party) ha dichiarato in un’intervista del 3 dicembre scorso di non essersi imbattuto in euro falsi, ma spesso nella libra irlandere quando in Irlanda non circolavano ancora : secondo Ryan, il rischio di falsificazione è più elevato dove l’euro non è ancora moneta ufficiale.

Si tratta di una misura prettamente preventiva. La banconota la più falsificata attualmente è quella da 500 euro e, a sorpresa, il Paese dove è più presente è la Spagna. In Italia la storia dei falsari di monete e banconote è ben nota: sin dalla Roma repubblicana si sono contraffatti denari d’argento. Tanto che recentemente è stata allestita una mostra, Il vero e il falso, presso il museo storico delle Fiamme Gialle di Roma.

Eoin Ryan (Foto: Parlamento europeo)

DI ANNA CASTELLARI

Articolo pubblicato su Cafebabel

Mucca & Macca: l’amore ai tempi dei McCartney

DI ANNA CASTELLARI & FRANCESCA BARCA

26/03/08

Gli inglesi sì che sono dei veri linguisti. La guerra di tabloid che si sta combattendo in Inghilterra sta sbizzarrendo le penne e le menti degli inglesi. Heather Mills, già Lady Macca dal soprannome del marito, il Beatle Paul McCartney, è al centro della tempesta a causa del suo rumoroso divorzio.

Un esempio di quest’arte? The Sun: «Lady Mucca mocka Macca» , ovvero “Lady Mucca si prende gioco di Macca”. Chi è Macca? Il buon Paul.

“Macca” ()è il soprannome che si usa, dagli anni Novanta, per contrarre i nomi di tutti coloro che hanno discendenza gaelica, quindi di vari Mac o Mc. La cosa non ha in sé una connotazione positiva o negativa, anche se bisogna dire che il nomignolo è utilizzato dai tabloid per indicare anche Lady Macbeth, la shakespeariana figura, incarnazione del male e della sete di potere.

Heather Mills ha però sfidato la tradizione inglese, andando a rispolverare un bel po’ di giochi di parole. Le sue esorbitanti richieste di divorzio – 125 milioni di sterline – e le voci sui tradimenti di cui sarebbe vittima il marito, hanno portato i tabloid – The Sun in testa – a trasformare il suo soprannome in “Lady Mucca”. La parola italiana, che indica il simpatico animale, ha però, nel caso di Heather, tutt’altro significato. La signora, infatti, è stata in gioventù una Call girl (“ragazza a chiamata”, una prostituta) e la parola “mucca” () ricorda anche il proverbio inglese common as muck, che significa “di una banalità mostruosa”. Meno simpatico sapere che muck è il termine che, dal Tredicesimo secolo, indica i concimi naturali, ovvero lo sterco.

L’Europa in un click:

Inglese: « Lady Mucca mocka Macca »

Inglese: « macca »

Italiano: « mucca »

Inglese: « common as muck »

Articolo pubblicato su Cafebabel