Rimaniamo inpensiero

La rivista inpensiero
La rivista inpensiero

Lo scouting non è solo letterario. O meglio, la letteratura non può abbracciare solo la parola, o forse è proprio la parola che abbraccia vari ambiti artistici e comunicativi. Questo è un po’ il principio che anima in pensiero, rivista che si occupa non solo di racconti, ma anche di immagini.

Così incontriamo i fotoreportage in Africa e America latina, di Francesco Pierri e Clara Queroz Mauricio. Le voci contemporanee di scrittori sudamericani si esprimono sul “mestiere di narrare”: Andrés Burgos, Jacinta Escudos, Ulises Juárez Polanco chiacchierano sull’argomento assieme a una di redattori della rivista, Catalina Villa.

Ricevuto e ascoltato anche il dvd contenente le musiche dal sapore balcanico, di Francesco Simonetto e Stefano Bembi, il poeta repentista cubano Alexis Díaz Pimienta (ospite a Monza nel festival PoesiaPresente), la voce suadente ed elettronica un po’ alla Laurie Anderson di Miro Sassolini SMS: insomma, una miscellanea di voci e di immagini da sfogliare e toccare. L’editore è Squilibri, casa editrice romana attenta alle avanguardie e alle commistioni tra generi artistici. Interessanti, nel volume, le rielaborazioni poetiche di documenti risalenti alla Prima Guerra Mondiale, lettere di condannati a morte e rapporti di ufficiali, a opera di Giuseppe Nava. Ma anche i graffiti napoletani di Cyop&Kaf, danno uno schiaffo morale al perbenismo in quartieri di Napoli degradati, dando vita a un racconto per immagini, urbano.

Unici appunti che ci sentiamo di fare, a livello estetico, è la carta patinata, forse troppo, per alcune pagine (non tutte: quelle con le immagini sono belle così) che sarebbe bene sfogliare su carta più porosa e giallina, e un carattere tipografico che ci piacerebbe vedere più aggraziato. Salvo questi dettagli, che comunque ci sembrano dettati da scelte ben ponderate e mai lasciate al caso, è un oggetto artistico, che parla d’arte (un metaoggetto artistico?) di rara bellezza e buon gusto.

E inoltre, a livello contenutistico, in pensiero rimane una magnifica eccellenza nel desolante panorama letterario e artistico italiano. Infatti, non ci si limita alla penisola, ma si guarda oltre. Uno sguardo così, credetemi, vorremmo averlo tutti.

Per informazioni: www.inpensiero.it

Come si scrive un romanzo

A lezione di scrittura da Diego Zandel: “Essere Bob Lang”

Qualche affinità elettiva tra il nostro Paris Kebab di Marco Trucco, e il nuovo libro di Diego Zandel, Essere Bob Lang, edito Hacca, lo ammettiamo, esiste. Anche se i generi letterari sono diversi — spy story per Zandel, noir di respiro europeo per Trucco — le tematiche, a sorpresa, si somigliano. E anche le ambientazioni metropolitani, con richiami a cittadine dell’area mediterranea (quella magrebina in Trucco, quella greca in Zandel), hanno un denominatore comune.

Ma quello di Diego Zandel, scrittore di origine fiumana nato e cresciuto nel campo profughi marchigiano di Servigliano, non è “solo” un romanzo.

Di più, è la nascita, la crescita e la maturità di un romanzo nel romanzo, una lezione di scrittura, un metaromanzo in cui s’intrecciano le vicende dello scrittore (Marco) con quelle del protagonista, ciò che Marco vorrebbe essere ma non è (Bob Lang). Una copertina ammiccante, con un personaggio da film anni Cinquanta, un James Bond ambientato in epoca moderna, un impiegato di banca che vorrebbe fare lo scrittore e avere una vita più avventurosa… personaggi che hanno tutti un loro spessore all’interno del libro, e che contribuiscono in misure diverse a dare una svolta alla storia e alla storia nella storia.

Ed è, soprattutto, un inno all’amore per la scrittura, un crescendo di colpi di scena e un’ottima lettura estiva. Ma non solo estiva.

La copertina di Essere Bob Lang, di Diego Zandel, Hacca edizioni
La copertina di Essere Bob Lang, di Diego Zandel, Hacca edizioni

La poesia è tutta nella trama, nelle due storie che s’intrecciano e che fanno percepire il mondo “reale” più incredibile di quello immaginario. Applicando così alla lettera uno dei principi enunciati nella lezione di scrittura di cui si parlava, da uno dei personaggi-chiave del romanzo, Sebastiano Monti: “Nella vita possono succedere cose incredibili, nel romanzo no, solo cose verosimili, altrimenti ne va la credibilità della storia che racconti” (p. 182). E ancora: “Evita, se puoi i luoghi comuni. Anche se sono proprio quelli che aiutano a vendere (…). Che so, i terroristi arabi cattivi e gli occidentali buoni, oppure il contrario: gli occidentali, gli americani per primi, tutti cattivi e gli arabi buoni. È la vecchia solfa dei bestseller e del cinema americano di cassetta: indiani e cowboy, russi e americani, serial killer e investigatori. Tu evitalo. Perderai qualche lettore che prende un libro in mano solo per rilassarsi e non ha voglia di mettere in discussione le sue certezze, ma ne guadagnerà il testo” (p. 181). Un precetto, quest’ultimo, che ci sentiamo di sposare a piene mani.

La figura dello scrittore Monti è ispirata a Stefano Terra, scrittore dimenticato, purtroppo morto prima di vedere realizzato il romanzo di Zandel, presentato in questo video assieme al libro dello scrittore di origine fiumana, da un giornalista di Repubblica, Massimo Novelli.

(Pubblicato sul fu blog di Safarà Editore sotto lo pseudonimo di Erica Kofler)